Dialogo - il corpo perpetuo dell’anima



Due anziani degenti di un ospedale psichiatrico, un uomo e una donna (incastonati in due giovani interpreti), si raccontano reciprocamente brani del proprio passato arricchiti da una notevole dose di mitomania. Ad ogni racconto assistiamo al desiderio, spesso coronato da successo, da parte di colui o colei che ascolta, di diventare coprotagonista dei fatti narrati. Così gli aneddoti, in un primo tempo, corrispondono al bisogno di presentare un ricco repertorio di esperienze umane da far diventare patrimonio comune.
Nel secondo tempo le contraddizioni all’interno delle due personalità e quelle che sorgono tra di esse, nonché il ruolo del “mondo”, minano la possibilità di dare un seguito felice all’incontro.
Nel terzo tempo assistiamo alla rifondazione della consapevolezza di se stessi. L’incontro tra i due protagonisti diventa l’occasione per ritrovare la dignità perduta e per tornare a credere nella propria specificità, per dare ascolto alla propria “follia” generatrice di un perenne flusso di energie, capaci di rinnovarli ai nostri occhi come ai loro persino nel fisico.

Un brano della commedia:


(deutsch)

[…]

Lei (voce normale, riprendendosi, impaziente): Allora, allora, dimmi! Eri tu, quel giorno nell’arena?
Lui (abbassando il tono della voce): Io, devo ammetterlo, dopo il Sahara, ho avuto qualche problema di memoria… per via del bazooka – allora mi chiamavano el Bazookero e hanno fatto anche un cocktail in mio onore. Non l’hai mai assaggiato?
Lei: Non mi pare. Ma dimmi…
Lui: Ti dicevo che quel maledetto tubo, a forza di sparare, mi ha fatto saltare qualche valvoletta… E i ricordi mi sembrano come dei film…
Lei (impaziente): Ma la corrida, l’orecchio…?
Lui (infine, deciso): Certo che mi ricordo! Una giornata indimenticabile! Quello splendido toro che ballava con me per la morte! E poi tu! Tutti gli altri sono spariti. Eravamo solo noi tre. Il toro, tu ed io… e poi quella notte tu hai suonato, alla taverna…
Lei: Sì, mi hanno chiesto di suonare… Ti ricordi cosa ho suonato?… Slacciami!
Lui la slaccia.
Lei si libera della camicia di forza e corre al piano. Si mette a suonare con foga.
Lui: Sì, era proprio questa! Così… afferrando la musica per le corna! Quello è stato il mio secondo trofeo per quel giorno… e poi, all’alba: il terzo trofeo!
Lei: Sì, prima le banderillas… poi quando oramai una furia mi bruciava dentro, tu ti sei ritirato… ti sei fatto desiderare, ci hai girato attorno, mi hai sfiorato con la tua cappa…
(Lui fa una giravolta da torero)
Lei: E quando infine mi hai trafitto io ero ormai morta di desiderio…
Lui: Sì, l’amore è come la musica come la raccontavi tu. E come la corrida. Il lavoro da macellaio è che tu il toro l’ammazzi e basta. Il torero invece…
Lei: Il torero invece è consacrato alla bellezza. Ubbidisce a qualcosa che è più grande di lui.
Lui: E’ come suonare la musica. Lo so! C’è la scintilla. Tu sai di essere un torero. E tocca a te…
Lei (sognante): …e mi toccavi con dita da pianista…
Lui (si erge nelle spalle assumendo un atteggiamento fiero): Il toro è solo tuo. Mentre gli altri sono tutti lì, a riempire l’arena, perché conoscono la paura. (gesto elegante del braccio) La paura ti farebbe fare tutte le cose di fretta… E allora tu te la prendi calma. Il torero deve diventare suadente come un amante che sa rimandare il piacere… a piacimento, deve diventare più elegante di un ballerino… Questa cosa la paura la sa!
Lei: Cosa sa?
Lui: La paura sa che quei modi eleganti di tenere sotto controllo la situazione… la fanno impazzire! Ed essendo la paura la più grande delle puttane, se per una volta fai godere anche lei… allora la fai impazzire! E tu prosegui piano, tieni a bada il tuo toro. E solletichi la paura, le giri attorno, la corteggi, la sfiori nel suo punto mortale e poi ti ritrai. Lei vorrebbe afferrarti, dominarti, arrivare velocemente alla conclusione. Ma tu ti ritrai, ti scansi. Fingi lo scontro – una piroetta e sei già fuori tiro. E allora la gente impazzisce!
Lei: Mi piace il Suo modo di vedere l’amore. E’ vero: ci vuole coraggio per amare. Ho capito cosa vuole dirmi…
Lui: Io dicevo del toro…
Lei: Nell’amore ci vuole coraggio per scendere nell’arena e affrontare le proprie paure e quelle dell’altro. Ci vogliono coraggio e fierezza. Devi essere fiera di quello che sei, altrimenti non funziona. Devi sapere di essere insostituibile in quella parte…
Lui: Non sei un bovino da carne!
Lei (esaltandosi): Sei unica! E’ grandioso! E anche lui deve avere il coraggio di sentirsi unico, altrimenti tutto diventa subito solo una stupida pantomima… Hai fatto bene a parlare dell’amore a questo modo! Mi ha fatto bene. Mi sono ricordata di quella notte…
Lui (annuisce): … quella notte!

[…]

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